Tasso fisso o variabile: quale mutuo scegliere nel 2026

Tasso fisso o variabile: il dilemma di chi compra casa

La scelta tra tasso fisso e tasso variabile è probabilmente la decisione più importante e complessa che chi acquista una casa deve affrontare. Non si tratta solo di scegliere un numero, ma di decidere quanto rischio si è disposti a correre e quanto si è disposti a pagare per la tranquillità.

Nel 2026, questo dilemma si presenta in una forma particolarmente interessante. Dopo anni di tassi in calo, il mercato ha cambiato direzione. A metà giugno 2026, la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi di riferimento di venticinque punti base, il primo rialzo dal settembre 2023. L’Euribor, l’indice che determina l’andamento dei mutui variabili, ha ripreso a salire.

In questo contesto, la scelta tra fisso e variabile richiede una valutazione attenta dei pro e dei contro di ciascuna opzione.

Come funziona il tasso fisso

Il tasso fisso è il più semplice da capire: il tasso di interesse applicato al mutuo rimane lo stesso per tutta la durata del finanziamento. La rata mensile è quindi costante e prevedibile, dall’inizio alla fine.

Il vantaggio principale del tasso fisso è la certezza. Chi sceglie questa soluzione sa esattamente quanto pagherà ogni mese per tutti gli anni del mutuo, senza sorprese. Questa prevedibilità è particolarmente apprezzata in un contesto di incertezza economica, come quello attuale.

Il tasso fisso, però, ha anche uno svantaggio: di solito è più alto del tasso variabile iniziale. Si paga un premio per la certezza, sotto forma di un tasso leggermente superiore a quello che si pagherebbe all’inizio con un variabile.

Nel 2026, le migliori offerte a tasso fisso su un mutuo da centocinquantamila euro in trent’anni presentano un TAN tra il due virgola settanta e il tre virgola quaranta per cento. Per un mutuo da centocinquantamila euro a trent’anni, questo significa una rata compresa tra seicentodue e seicentosessantatré euro.

Come funziona il tasso variabile

Il tasso variabile, invece, segue l’andamento di un indice di riferimento, solitamente l’Euribor. Il tasso applicato al mutuo è dato dalla somma tra l’Euribor e lo spread applicato dalla banca. Quando l’Euribor sale, sale anche il tasso del mutuo e, di conseguenza, la rata. Quando l’Euribor scende, la rata diminuisce.

Il vantaggio del tasso variabile è che, di solito, parte da un livello più basso rispetto al tasso fisso. In un periodo di tassi in discesa, chi ha un variabile vede la rata ridursi nel tempo. Inoltre, se i tassi dovessero scendere ulteriormente, si può beneficiare del calo senza dover rifinanziare il mutuo.

Lo svantaggio è l’incertezza. La rata può aumentare anche in modo significativo se i tassi salgono, mettendo a rischio il bilancio familiare. Per questo motivo, il tasso variabile è considerato più rischioso del tasso fisso.

Nel 2026, secondo i dati dell’Osservatorio di MutuiOnline, il tasso medio per i mutui variabili si attesta al due virgola sessantadue per cento. Su un mutuo da centocinquantamila euro a trent’anni, la rata del variabile risulta pari a seicentodue euro.

La situazione nel 2026: cosa conviene

Nel 2026, la scelta tra fisso e variabile è particolarmente complessa perché i due tassi sono più vicini che in passato. La differenza tra il miglior tasso fisso e il miglior tasso variabile si è ridotta a circa settanta punti base.

Per un mutuo da centocinquantamila euro in vent’anni, la differenza di rata tra le migliori offerte a tasso fisso e quelle a tasso variabile oscilla spesso tra trenta e cinquanta euro al mese. Il vantaggio del variabile esiste, ma è diventato più contenuto.

Il problema è che questo vantaggio potrebbe durare poco. L’Euribor ha ripreso a salire e le attese dei mercati indicano che potrebbe continuare a crescere nei prossimi mesi. Se l’Euribor arrivasse intorno al due virgola settantanove per cento entro la fine dell’anno, la rata di un mutuo variabile standard potrebbe aumentare di circa cinquanta euro al mese rispetto ai livelli attuali.

In questo scenario, il vantaggio iniziale del variabile verrebbe rapidamente azzerato. Per questo motivo, molti esperti consigliano di optare per il tasso fisso, che garantisce una rata invariabile per tutta la durata del finanziamento.

I pro e i contro del tasso fisso

I pro del tasso fisso sono evidenti: certezza della rata, protezione da futuri rialzi dei tassi, tranquillità psicologica. Chi ha un mutuo a tasso fisso non deve preoccuparsi dell’andamento dei mercati finanziari e può pianificare il proprio bilancio con sicurezza.

I contro sono altrettanto chiari: il tasso fisso è inizialmente più alto del variabile e, se i tassi dovessero scendere, si rimane bloccati al tasso più alto a meno di non rifinanziare il mutuo (operazione che ha dei costi).

Nel 2026, con i tassi che potrebbero salire ulteriormente, il tasso fisso offre una protezione particolarmente preziosa. Chi sceglie il fisso oggi blocca un tasso che, con ogni probabilità, potrebbe risultare conveniente rispetto ai tassi futuri.

I pro e i contro del tasso variabile

I pro del tasso variabile sono il risparmio iniziale e la possibilità di beneficiare di eventuali cali futuri dei tassi. In un periodo di tassi in discesa, il variabile può rivelarsi molto conveniente.

I contro sono l’incertezza e il rischio di vedere la rata aumentare in modo significativo. Chi ha un mutuo variabile deve essere preparato a possibili aumenti della rata e deve avere un margine di sicurezza nel proprio bilancio.

Nel 2026, il variabile parte da un livello più basso del fisso, ma il rischio di rialzi è concreto. Per chi ha un reddito limitato o non vuole correre rischi, il variabile potrebbe non essere la scelta più appropriata.

Come scegliere tra fisso e variabile

La scelta tra tasso fisso e tasso variabile dipende da diversi fattori personali.

Il primo è la propensione al rischio. Chi è tranquillo e preferisce la certezza, sceglierà il fisso. Chi è disposto a correre un rischio calcolato per risparmiare qualcosa, può optare per il variabile.

Il secondo fattore è la situazione reddituale. Chi ha un reddito elevato e può permettersi eventuali aumenti della rata, può considerare il variabile. Chi ha un reddito più contenuto e non può sopportare aumenti imprevisti, dovrebbe preferire il fisso.

Il terzo fattore è la durata del mutuo. Per durate brevi (dieci-quindici anni), il rischio del variabile è minore perché il tempo a disposizione per eventuali rialzi è limitato. Per durate lunghe (venti-trent’anni), il rischio è maggiore e il fisso offre una protezione più importante.

Il quarto fattore è il contesto economico. In un periodo di tassi in risalita come quello attuale, il fisso offre una protezione preziosa. In un periodo di tassi in discesa, il variabile può essere più conveniente.

La possibilità di passare da variabile a fisso

Un aspetto spesso sottovalutato è che chi ha un mutuo variabile può sempre decidere di passare al fisso. La surroga, ovvero il trasferimento del mutuo da una banca a un’altra, è un’operazione che non comporta costi di estinzione anticipata e permette di cambiare le condizioni del finanziamento.

Questo significa che si può iniziare con un variabile, approfittando del tasso iniziale più basso, e poi passare al fisso se i tassi iniziano a salire. Naturalmente, quando si decide di passare al fisso, il tasso disponibile sarà quello del momento, che potrebbe essere più alto di quello iniziale.

La flessibilità offerta dalla surroga rende il variabile una scelta meno rischiosa di quanto si possa pensare. Chi sceglie il variabile, infatti, non è obbligato a mantenerlo per tutta la durata del mutuo.

Cosa dicono i dati: quanti scelgono il fisso

I dati di mercato mostrano che, nel 2026, la preferenza per il tasso fisso è nettamente maggioritaria. Secondo le rilevazioni, circa l’ottanta per cento delle famiglie che richiedono un mutuo sceglie il tasso fisso.

Questa preferenza è comprensibile in un contesto di incertezza come quello attuale. Dopo anni di tassi molto bassi e poi di rialzi significativi, molte famiglie hanno imparato a loro spese quanto possa essere rischioso il tasso variabile. La certezza del fisso, anche se leggermente più costoso, è diventata una priorità.

Conclusioni

La scelta tra tasso fisso e tasso variabile nel 2026 richiede una valutazione attenta della propria situazione personale e delle prospettive del mercato.

Il tasso fisso offre certezza e protezione, in un momento in cui i tassi potrebbero salire ulteriormente. Il tasso variabile offre un risparmio iniziale, ma espone al rischio di futuri aumenti della rata.

Per la maggior parte delle famiglie, soprattutto per chi ha un reddito medio e non vuole correre rischi, il tasso fisso rappresenta la scelta più prudente. Per chi ha un reddito elevato e può permettersi eventuali aumenti, o per chi ha una durata breve del mutuo, il variabile può essere una opzione da valutare.

In ogni caso, è fondamentale confrontare più offerte e valutare non solo il tasso iniziale ma anche il costo complessivo del finanziamento, espresso attraverso il TAEG.

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